Impiantologia

L’implantologia è quella branca dell’odontoiatria che ci permette di restituire, in modo stabile e definitivo, il sorriso a chi ha perso uno o più denti.
Grazie all’impianto dentale, è possibile sostituire i denti mancanti con soluzioni fisse, naturali e durature nel tempo.

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Cos'è un impianto dentale?

L’impianto dentale è una piccola vite in titanio, un materiale scelto perché estremamente ben tollerato dal nostro corpo. Viene posizionato con delicatezza all’interno dell’osso attraverso un piccolo intervento chirurgico, per sostituire un dente mancante o, quando necessario, un’intera arcata. Su questa base si fisseranno poi i nuovi denti, le cosiddette corone, restituendo funzionalità ed estetica al sorriso.

Ogni paziente è diverso, per questo esistono impianti di forme, lunghezze e diametri differenti, scelti di volta in volta in base alle esigenze specifiche.

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Chi può sottoporsi a un impianto dentale?

Gli interventi di implantologia sono pensati per pazienti adulti, le cui ossa mascellari abbiano completato il loro sviluppo: per questo motivo non sono generalmente indicati prima dei 18/20 anni. Nell'adulto, invece, le tecniche chirurgiche moderne ci permettono di restituire una dentatura fissa ed esteticamente naturale nella quasi totalità dei casi, anche quando si è in presenza di un riassorbimento osseo significativo: oggi, infatti, esistono soluzioni pensate anche per chi desidera un impianto dentale senza osso sufficiente in partenza.
Prima di costruire insieme un piano di trattamento, i nostri specialisti dedicano tempo a valutare con attenzione lo stato di salute generale del paziente, richiedendo se necessario accertamenti diagnostici o il parere di altri specialisti. Questo approccio consente di intervenire con serenità anche su pazienti con patologie sistemiche importanti, come diabete o problemi cardiaci, una volta verificato che tali condizioni siano ben tenute sotto controllo.
Accanto alla valutazione generale, effettuiamo esami radiologici specifici come l'ortopanoramica e, quando utile, una TAC Cone Beam, che ci permette di osservare il volume dell'osso in tre dimensioni e pianificare l'intervento nel modo più preciso possibile.

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Cos'è il carico immediato?

Le tecnologie di oggi ci offrono la possibilità, in molti casi, di posizionare gli impianti e fissare i denti provvisori nella stessa seduta, riducendo notevolmente i tempi di attesa per il paziente.

Inserendo dai 4 ai 6 impianti è possibile riabilitare un’intera arcata in modo fisso e immediato, limitando i disagi post operatori e restituendo, a quasi tutti i pazienti, una dentatura fissa e naturale già da subito.

Nei rari casi in cui non ci sia abbastanza osso disponibile per procedere subito, esistono comunque diverse strade percorribili: si può ricorrere a innesti ossei, che in pochi mesi ristabiliscono il volume necessario, oppure a impianti zigomatici, che richiedono un intervento in sedazione. In alcune situazioni, inoltre, si può valutare un impianto dentale senza viti tradizionali, con tecniche alternative pensate per adattarsi a esigenze particolari.

Il carico immediato viene utilizzato con successo anche per sostituire uno o pochi denti nei settori anteriori, permettendo al paziente di continuare a sorridere e parlare con serenità durante tutto il periodo di guarigione.

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Qual è il successo di un impianto dentale?

La letteratura scientifica internazionale è piuttosto concorde nel riconoscere, per il singolo impianto dentale, una percentuale di sopravvivenza a 5 anni intorno al 97%. In altre parole, nella grande maggioranza dei casi l'impianto funziona bene e a lungo.
È importante sottolineare, con serenità, che il fallimento di un impianto non è affatto paragonabile a un rigetto d'organo, come purtroppo molti pazienti temono. Nella maggior parte dei casi basta rimuovere l'impianto in modo indolore, lasciare qualche mese di tempo al sito per guarire, e procedere poi con un nuovo impianto.

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L'implantologia dentale fa male?

È una delle domande che ci vengono poste più spesso, ed è del tutto comprensibile avere qualche timore. In realtà ogni intervento viene eseguito in anestesia locale, quindi il paziente non prova alcun dolore durante l’operazione.

Nei giorni successivi, poi, seguiamo ogni paziente con cura, accompagnandolo con terapie farmacologiche mirate a rendere il post operatorio il più confortevole possibile, anche nei trattamenti più articolati.

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Quanto costa un impianto dentale?

Le tecniche più moderne, che permettono di utilizzare meno impianti rispetto al passato e di ridurre il numero di sedute necessarie, rendono oggi più accessibili anche le riabilitazioni implantari più complesse.

L’implantologia resta comunque una branca dell’odontoiatria che si basa su tecnologie sofisticate, sottoposte a standard di qualità e certificazioni molto rigorosi: per questo è sempre bene diffidare dai preventivi troppo bassi. Una valutazione specialistica resta il modo migliore per costruire insieme un piano di cura su misura e comprenderne davvero i costi.

F.A.Q.

È la domanda che ci fanno più spesso, ed è giusto farla. Il prezzo di un impianto però non si può dire a voce, perché dipende da cosa c’è nella tua bocca: la quantità di osso, lo stato e la quantità delle gengive, il tipo di protesi da fare sull’impianto, quanti denti mancano. Quello che possiamo fare subito è una prima visita in cui guardiamo insieme la situazione e ti diamo un preventivo scritto, chiaro, trasparente. Nessun numero buttato lì al telefono: prima capiamo, poi ti diciamo.

Un impianto non è “una vite”. È un intervento chirurgico, una diagnosi con TAC 3D, materiali che devono restare nella tua bocca per vent’anni, idealmente per tutta la vita, e una corona costruita su misura. Paghi la pianificazione, la precisione e la durata, non l’oggetto. Un impianto fatto bene è uno di quei lavori che fai una volta e ti dimentichi; farlo due volte costa molto di più.

Dipende dal tuo caso, e ti spiego da cosa. L’impianto sostituisce solo il dente mancante senza toccare i denti vicini sani: è la soluzione più simile a un dente naturale e di solito la più duratura. Il ponte richiede di limare i denti accanto; la dentiera pariziale, più correttamente scheltrato, è removibile e costa meno ma mastica meno saldamente. In prima visita guardiamo la tua bocca e ti mostriamo le opzioni con pro e contro reali, così scegli tu con le idee chiare.

Ti rispondiamo onestamente, perché è la paura numero uno: l’intervento in sé si fa in anestesia locale e non lo senti. Un po’ di fastidio nei giorni dopo può esserci, ma è gestibile con i farmaci che ti diamo. Su di te usiamo un pre-anestetico perché nemmeno la puntura si senta, ti spieghiamo ogni passaggio, e vale sempre la Promessa dello Stop: in qualsiasi momento alzi la mano e ci fermiamo. Quello che sicuramente ti promettiamo è zero sorprese.

Nella maggior parte dei casi il fastidio (e non il dolore) più marcato dura due o tre giorni, poi cala in fretta. Gonfiore e un po’ di indolenzimento sono normali e si controllano bene con antidolorifici e ghiaccio. Ti diamo istruzioni scritte per il post-operatorio e un numero per contattarci: se qualcosa non ti torna, ci chiami e ti seguiamo.

La gengiva guarisce in pochi giorni. L’osso però ha bisogno di più tempo per “abbracciare” l’impianto e renderlo stabile: di solito dai tre ai cinque mesi, a seconda della zona e del tuo osso. È il motivo per cui, nella maggior parte dei casi, il dente definitivo arriva dopo, quando le fondamenta sono solide: su questo non si corre.

Le prime 24 ore cibi freddi o tiepidi e morbidi: niente caldo, niente masticare dalla parte operata. Nei giorni seguenti torni pian piano a mangiare normale, evitando cibi duri o croccanti sulla zona finché non è guarita. Ti diamo un foglio con tutto scritto, così non devi ricordarlo a memoria.

Come ogni intervento, anche l’impianto ha dei rischi, ed è giusto conoscerli: infezione, gonfiore, più raramente una guarigione più lenta o un impianto che non attecchisce. Sono situazioni rarissime e sempre gestibili. Noi le riduciamo pianificando tutto prima con la TAC 3D e spiegandoti cosa fare (e non fare) dopo: la maggior parte delle complicazioni nasce lì, non in sala. La realtà è che nel 97% dei casi fila tutto liscio rispettando i protocolli e le linee guida!

Capita spesso, soprattutto se un dente manca da tempo: l’osso, se non “lavora”, si ritira. Non è un vicolo cieco. In molti casi si può rigenerare l’osso mancante o scegliere tecniche pensate proprio per chi ne ha poco. Pensa all’impianto come a un albero: se il terreno è poco, prima lo prepariamo, poi piantiamo. In prima visita, con la TAC, vediamo esattamente quanto osso hai e cosa serve.

Un impianto fatto bene e mantenuto può durare tutta la vita, parliamo di decenni. La durata dipende meno dall’impianto e più da come lo curi: igiene quotidiana e controlli regolari sono ciò che fa la differenza. È come il tagliando dell’auto: se lo fai, dura; se lo salti, prima o poi qualcosa si logora.

Dipende dal caso, ma diamo un’idea: dopo la prima visita e la diagnosi c’è la seduta dell’intervento, poi i mesi di guarigione, e infine le sedute per il dente definitivo. In tutto, per un impianto singolo semplice, spesso si parla di 3-4 mesi dall’inizio alla fine, la maggior parte dei quali è attesa, non poltrona. Nella tua Dental Map trovi ogni fase con i suoi tempi, scritta chiara.

Come i denti veri, con qualche attenzione in più. Spazzolino, filo o scovolino ogni giorno, e le sedute di igiene professionale. L’impianto non si caria, ma la gengiva intorno può infiammarsi se trascurata: è lì che si gioca la sua durata. Ti insegniamo noi come pulirlo bene, senza darlo per scontato.

Sì, tranquillamente. Gli impianti dentali sono in titanio, un materiale che non crea problemi con la risonanza magnetica. Puoi fare l’esame senza preoccupazioni; se il radiologo te lo chiede, basta dire che hai degli impianti.

Intanto non esiste il rigetto di un impianto, non è organo come il fegato o il rene, che nel momento in cui si verifica un rigetto è perché il sistema immunitario li attacca e li distrugge. L’impianto è un paletto messo li che non fa nulla, serve solo da sostegno al dente. Può succedere che intorno all’impianto si formi tessuto morbido anziché osso duro, e in quei rarissimi casi si può re-intervenire togliendo quello e mettendone uno nuovo. È raro, ma se un impianto non attecchisce o si danneggia, nella maggior parte dei casi si può rimuovere e, dopo che la zona è guarita, rifare. Non è un punto di non ritorno. Se dovesse succedere, ti seguiamo passo passo per capire perché e come rimediare.
In tutti i casi ricorda che nel 97%, seguendo protocolli e linee guida, fila tutto liscio!

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